Speaker di giovedì 3

Patrizia Dalla Rosa

Patrizia Dalla Rosa, Responsabile della Ricerca del Centro Studi Buzzati

Titolo dell'intervento: Valli mai viste... un'altra Venezia: quello strano paesaggio che Buzzati ha nell'anima

Evento: Laboratorio: Raccontare la Montagna

Chi è Patrizia Dalla Rosa

E' nata e vive a Feltre, dove si è laureata in Lingue e Letterature Straniere con una tesi sulle traduzioni francesi di Dino Buzzati. Dal 1992 si occupa dello scrittore bellunese: non solo attraverso pubblicazioni di articoli, conferenze e partecipazione a convegni in varie parti del mondo, ma anche per mezzo della consulenza bibliografica ai vari studiosi, in quanto Responsabile della Ricerca del Centro Studi Buzzati, di cui è anche membro del Comitato Scientifico.

Dal 1996 è redattrice della rivista «Studi buzzatiani» e dal marzo 2006 ne è Segretaria. Nelle sue due monografie, Lettura di «Verso la cuna del mondo» di Gozzano (Milano, Cooperativa Libraria IULM, 1995) e Dove qualcosa sfugge: lingue e luoghi di Buzzati (Pisa-Roma, Fabrizio Serra, 2004) è centrale la comunicazione del senso del paesaggio.

Suo il volume «Lassù... laggiù... Il paesaggio veneto nella pagina di Dino Buzzati» pubblicato da Marsilio nel 2013 e da cui è nata la mostra in esposizione a CIME.

Valli mai viste... un'altra Venezia: quello strano paesaggio che Buzzati ha nell'anima

A moltissimi è noto il binomio Buzzati / montagna. È noto che Buzzati è stato alpinista; forse il più grande giornalista di alpinismo che l’Italia abbia avuto; che la montagna è protagonista del suo libro d’esordio, il celebre Bàrnabo delle montagne, ma anche che la montagna Buzzati l’ha dipinta.

Patrizia Dalla Rosa porta a CIME ciò che è meno noto, e in particolare su tre aspetti: il fatto che  la “sua” montagna è in modo semplificatorio associata alle Dolomiti, ma il complesso immaginario di Buzzati nasce da un paesaggio molto più sperduto intricato, antichissimo, straordinariamente misterioso e pochissimo noto. Sul fatto che non è corretto limitarsi a definire Buzzati un cantore delle montagna, poiché perfino in articoli di cronaca elementi di questo paesaggio entrano non come digressione descrittiva, ma come doppio sguardo sul mondo, tesi a indicare altro, a condurre là dove lui ha intuito qualcosa.  Sul fatto, soprattutto, che paesaggi al contempo riconoscibili come reali divengono metafisici, universali e, come tali, leggibili da lettori dei cinque continenti.

Vedi anche: Buzzati, una finestra sul deserto. I luoghi dello scrittore bellunese come panorama dell’anima